Verso l’inquiry a piccoli passi
Lunedì 17 ottobre scorso sono stata chiamata dal Museo tridentino di scienze naturali a parlare di IBSE (Inquiry Based Science Education) all’interno del progetto INQUIRE.
INQUIRE è un progetto finanziato dall’Unione europea e coordinato dall’Università di Innsbruck che coinvolge 14 giardini botanici, il network internazionale di giardini botanici BGCI (Botanic Gardens Conservation International) e 2 università provenienti da 11 paesi europei. Il Museo delle Scienze di Trento è l’unico partecipante italiano. Questo progetto si propone di stimolare la diffusione dell’insegnamento scientifico attraverso l’approccio dell’IBSE che è ancora poco utilizzato sia in Italia che in Europa.
L’incontro era rivolto a docenti ed educatori museali che operano con ragazzi dai 9 ai 14 anni e devo dire che è stata davvero una bella esperienza. C’è un grande fermento in Europa a questo proposito e vedere che anche noi in Italia stiamo muovendo i primi passi nella stessa direzione è davvero entusiasmante. Sono, però, convinta che l’entusiasmo possa essere contagioso a patto che si riesca a capire veramente di che cosa si sta parlando.
Se avete provato a fare una ricerca in rete a proposito di IBSE avrete trovato indicazioni di massima su cosa sia questo approccio, sul Rapporto Rocard, di cui vi ho accennato la settimana scorsa (La didattica basata sull’investigazione-IBSE), sui progetti Europei che se ne stanno occupando, ma vi sfido a trovare qualcosa di concreto. È logico, quindi, che in un contesto così generale la reazione degli insegnanti, quando viene loro proposto di lavorare in tal senso, assomigli di più allo sgomento e allo sconforto che all’entusiasmo. Quando mi sono avvicinata per la prima volta a questo approccio la domanda che mi sono fatta immediatamente è stata: “Ma come faccio a trasformare in modo così profondo il mio modo di lavorare? Da dove comincio?“
Ogni anno a scuola ci viene già richiesto uno sforzo che sembra essere al di sopra delle nostre possibilità : programmi mostruosi, numero di ore pressoché inesistenti, classi superaffollate, mancanza di risorse per i laboratori (tanto per fare qualche esempio). Ho comunque continuato a cercare di comprendere, sono andata anche un po’ in giro per vedere cosa stanno facendo gli altri in Europa e piano piano ho cominciato a capire che la parola chiave da tenere sempre in mente mentre ci si avventura in questa terra sconosciuta è gradualità . Le attività inquiry, infatti, non sono create tutte allo stesso modo. L’età degli studenti, per esempio, è un fattore molto importante da tenere presente. È chiaro che non ci si può aspettare che i bambini delle elementari siano immediatamente in grado di progettare e condurre proprie investigazioni. Ma questo vale, naturalmente, anche per i più grandi quando non hanno mai lavorato in questo modo. La maggior parte degli studenti ha bisogno di fare molta pratica per sviluppare le proprie abilità investigative (le cosiddette inquiry skills) prima di essere in grado di progettare, pianificare e condurre un’investigazione che parta da domande scientifiche formulate da loro, a cui troveranno risposta attraverso una riflessione sulle evidenze che hanno raccolto e sulla loro interpretazione.
Gli esperti ci tranquillizzano mostrandoci che, fortunatamente, ci sono diversi livelli di inquiry che gli studenti possono progressivamente affrontare per arrivare a padroneggiare tutte queste abilità . Ma di questo vi parlerò la prossima volta. Oggi vorrei concentrarmi su un altro aspetto della questione prendendo spunto da domande che ho sentito fare spesso: “Noi siamo insegnanti di scienze e ogni volta che ci è possibile facciamo attività di laboratorio con i nostri ragazzi. Non si tratta forse già di inquiry? Come faccio a sapere se un’attività è inquiry o no?”
La risposta è in realtà abbastanza semplice: dobbiamo chiederci se durante queste attività gli studenti rispondono a una domanda attraverso l’analisi di dati.
La maggior parte delle attività hands-on realizzate tradizionalmente nelle classi in realtà non comprende una domanda da investigare o analisi di dati.
Facciamo qualche esempio. Immaginiamo di far costruire un modello della cellula o un modello in scala del Sistema solare o di far realizzare un erbario. Queste sono tutte attività eccellenti ma non coinvolgono domande da investigare e perciò non sono attività inquiry.
Per lo stesso motivo, attività progettate per aiutare gli studenti a sviluppare un’abilità particolare, come per esempio imparare l’uso della bilancia, saper leggere un cilindro graduato o usare un microscopio, non costituiscono inquiry.
Le attività inquiry-based devono partire da una domanda scientifica come per esempio:
- In che modo la quantità di una sostanza influenza la sua densità ?
- In che modo la temperatura influenza la velocità di una reazione chimica?
- L’ultimo evento di El Nino ha avuto un impatto sul clima del luogo dove vivo?
Tuttavia, la presenza di una domanda da sola non basta. Le attività inquiry-based devono coinvolgere gli studenti nell’analisi di dati rilevanti. Di conseguenza, far condurre una semplice ricerca su un tema, anche molto rilevante, attraverso libri di testo, biblioteche o risorse Internet non è un’attività inquiry-based perché gli studenti si limitano a raccogliere informazioni ma non stanno analizzando dati per rispondere alle domande.
A questo punto, però, potremmo chiederci se le attività inquiry-based devono sempre coinvolgere gli studenti nella raccolta diretta di dati. Non necessariamente.
Gli studenti possono analizzare dati raccolti dall’insegnante o dati disponibili su un libro o su Internet, a patto che rispondano alla domanda attraverso la loro analisi di questi dati.
Tutto chiaro? Che ne dite allora se facciamo una prova? Immaginiamo tre insegnanti diversi che stanno facendo un’attività sulle fasi lunari con le loro classi.
Il primo insegnante chiede ai suoi studenti di fare una ricerca utilizzando il libro di testo e alcuni siti web per spiegare in che modo la forma e la posizione della Luna nel cielo cambia nel corso di un mese. I ragazzi, poi, riassumeranno ciò che hanno trovato in un poster che spieghi le fasi lunari e che verrà appeso in classe.
Il secondo insegnante fa realizzare ai bambini un calendario con le fasi lunari. Gli studenti ritagliano fotografie della Luna nelle diverse fasi, le incollano su un calendario mensile nella data corretta e danno un nome a ciascuna delle otto fasi lunari principali.
Il terzo insegnante, invece, comincia la lezione chiedendo agli studenti se la Luna sorge e tramonta alla stessa ora ogni notte. Dopo una breve discussione sulla questione, l’insegnante mostra il sorgere e il tramontare della Luna per parecchie sere di fila usando una simulazione al computer. Poi facilita una discussione di classe, al termine della quale gli studenti concluderanno che la Luna sorge e tramonta circa 50 minuti più tardi ogni sera.
Benissimo. Che ne dite ora di provare a stabilire quale di questi insegnanti sta facendo un’attività inquiry-based? Fatto?
Allora… L’attività del primo insegnante implica una domanda da investigare (ossia in che modo la forma e la posizione della Luna nel cielo cambia nel corso di un mese), ma non coinvolge gli studenti nell’analisi di dati. Gli studenti devono semplicemente riassumere le conclusioni di altri, per cui non è inquiry-based.
Il secondo insegnante sta facendo un’attività che può essere significativa e coinvolgente, ma non presenta una domanda da investigare per cui nemmeno questa è inquiry-based.
Il terzo insegnante, invece, pone una domanda e fa una simulazione al computer. Anche se è l’insegnante che presenta i dati, gli studenti sono coinvolti come classe nell’analisi delle osservazioni virtuali e quindi in questo caso si tratta di un’attività inquiry-based.
La prossima volta proverò ad aggiungere un altro tassello in questa nostra esplorazione dell’inquiry ma, nel frattempo, vi invito a scrivermi e a mandarmi anche qualche altro esempio di attività da analizzare insieme. Se l’argomento vi interessa, scrivetemi i vostri dubbi, le vostre domande che saranno molto utili per riflettere insieme su questa possibile nuova sfida da affrontare.




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