Mary ed io
“Io e Mary Anning siamo a caccia di fossili sulla spiaggia, lei cerca le sue creature, io i miei pesci. Gli occhi fissi su sabbia e scogli, percorriamo il bagnasciuga, ciascuna col suo passo. Mary si ferma e squarcia una pietra per carpirne i segreti. Io frugo tra l’argilla sperando in qualcosa di nuovo e prodigioso. Parliamo poco perché non ne abbiamo bisogno e ci perdiamo ognuna nel suo mondo, felice, l’una a due passi dall’altra, insieme nel silenzio.”
(Tracy Chevalier, Strane creature, Neri Pozza, pag.283)
Voglio raccontarvi la storia di una “scienziata” di tempi lontani, di una donna che, nonostante la bassa condizione sociale ha fatto scoperte che hanno contribuito a cambiare la visione del mondo. L’ho incontrata per caso in un libro meraviglioso,“Strane creature” di Tracy Chevalier. Quando ho letto il libro, io Mary non la conoscevo. È stato amore a prima “pagina”. Il romanzo è scritto magistralmente ma ciò che più conta è che questo libro ha suscitato in me prima tanta curiosità e poi tanta voglia di raccontare. Mentre le pagine scorrevano velocemente, sentivo aumentare il bisogno di saperne di più su questa donna così importante eppure a me totalmente sconosciuta.
Ma chi era allora Mary Anning?
Mary nasce nel 1799 a Lyme Regis, una piccola cittadina balneare sulle coste del Dorset (Inghilterra) da una famiglia poverissima, in un periodo in cui la maggior parte della gente ha una fede assoluta nel fatto che la Terra sia stata creata da Dio circa 4000 anni prima e che le specie non si possano né evolvere né estinguere. Fin da bambina, Mary raccoglie “ninnoli” sulla spiaggia (per lo più ammoniti) da vendere ai turisti nel negozio di souvenir del padre, ebanista di mestiere, “restauratore” di fossili per passione. Quando Mary ha solo 11 anni, il padre Richard muore lasciando la famiglia in miseria e piena di debiti: Mary, quindi, trova, ripulisce e vende fossili ai turisti per aiutare la famiglia a sfamarsi. Ha da poco compiuto 12 anni quando suo fratello maggiore Joseph, rovistando tra le rocce esposte sulla spiaggia, scopre una strana creatura che sembra la testa di un coccodrillo gigantesco con almeno 200 denti nella bocca.
Dopo la morte del padre Joseph è diventato, suo malgrado, il capofamiglia e dovendo lavorare affida a Mary il compito di cercare il resto dello scheletro. Le ci vuole quasi un anno per riuscirci. Un giorno una delle tempeste che spesso si abbattono su queste coste, causando pericolose frane nelle scogliere, porta alla luce le ossa che Mary stava cercando da tempo: uno scheletro con la colonna vertebrale intatta con ben 60 vertebre. Quello che tutti ritenevano essere un coccodrillo in realtà è un altro animale gigantesco, un rettile marino, chiamato poi Ittiosauro nel 1817, rimasto intatto per 175 milioni di anni. Questa strana creatura aveva le pinne come un delfino, la bocca come quella di un coccodrillo e il muso appuntito come un pescespada; la sua spina dorsale era come quella di un pesce ma la gabbia toracica sembrava quella di una lucertola.
Comincia così la “carriera” di quella che è ancora oggi considerata la più grande fossil hunter di tutti i tempi. In seguito Mary fa molte altre scoperte e riesce persino a guadagnarsi il rispetto di molti geologi dell’epoca. Qualche anno dopo (1821; 1823), infatti, ritrova altri due esemplari perfettamente conservati di Ittiosauri di specie diverse (Ichthyosaurus platyodon e Ichthyosaurus vulgaris) e una nuova specie di fossile, il Plesiosauro. Questo nuovo “mostro marino” non assomiglia affatto ad un coccodrillo ma piuttosto a una tartaruga con la bocca appiattita, una corta coda tozza e un collo lunghissimo.
Proprio per via del collo troppo lungo, George Cuvier, affermato naturalista francese del Musèum National d’Histoire Naturelle, sostiene che si tratti di un falso costruito per giustapposizione di ossa di specie diverse, e questo danneggia moltissimo l’immagine di Mary agli occhi della comunità scientifica britannica del tempo. In un secondo tempo, comprende invece che si tratta della “creatura più sorprendente che sia stata mai scoperta”, e così restituisce a Mary la credibilità perduta.
Questa ragazza di umili origini, che ha sempre le unghie grigie di terra, non si limita semplicemente a “tirar fuori” i fossili dalle scogliere ma è anche una lettrice vorace e instancabile. A furia di leggerlo, consuma letteralmente il suo primo libro di geologia e, da autodidatta, diventa anche esperta di anatomia comparata e un’illustratrice formidabile. Nel 1826, a soli 27 anni, Mary ha risparmiato abbastanza per acquistare un piccolo cottage e ne adatta una parte a vero e proprio negozio, con tanto di vetrina in modo che i passanti possano vedere all’interno, l’ “Anning’s Fossil Depot”. Nel tempo, molte persone importanti passeranno da lì, tra cui, ad esempio, il geologo Charles Lyell, autore di quei Principi di Geologia che Charles Darwin portò con sé quando partì per il suo viaggio intorno al mondo a bordo del Beagle.
Nel 1828, Mary scopre quello che verrà chiamato Dimorphodon, il più antico Pterosauro giurassico: un rettile volante, fino ad allora mai ritrovato al di fuori della Germania, che ha una testa molto grande rispetto al corpo e due tipi diversi di denti nella mandibola (il nome Dimorfodonte deriva proprio dalle due dentature diverse).
La cosa che lo differenzia maggiormente dagli altri tipi di rettili sono proprio le ali formate da una membrana di pelle che parte dalla punta dell’ultimo dito (il quarto) della zampa anteriore, allungatissimo, e termina al di sopra della regione del bacino. Era stato proprio Cuvier a coniare il nome di Pterodattilo, che significa “dita alate”, quando, nel 1784, lo zoologo italiano Cosimo Collini aveva scoperto il primo esemplare in Germania. (Il nome ufficiale di questa specie verrà poi trasformata in Pterosauro, anche se ancora oggi i due nomi sono usati, impropriamente, come sinonimi)
Nello stesso periodo, tra le altre innumerevoli scoperte, Mary trova all’interno dello scheletro di alcuni ittiosauri delle pietre che i locali chiamano bezoari per via della forma simile a quella delle “palle di pelo” ritrovate a volte nell’intestino delle capre, e ipotizza che si tratti invece di feci fossili. W. Buckland chiamerà poi questi fossili con il nome di coproliti, dal greco ‘kopros’ (sterco) e ‘lithos’ (pietra). Negli anni successivi (1829-1830) Mary scopre anche un secondo scheletro di plesiosauro di una specie diversa, con la testa più grande, che in un primo tempo viene chiamato Plesiosaurus macrocephalus e poi Plesiosaurus hawkinsi.
Tra gli scienziati del tempo che le chiedono aiuto per i loro studi, c’è anche il giovane naturalista svizzero, Luis Agassiz, un protetto di Cuvier, che nel 1834 si reca a Lyme Regis per studiare i pesci fossili con Mary Anning e la sua amica Elizabeth Philpot. Agassiz rimane talmente sbalordito dall’acume dimostrato da queste donne, che sono riuscite ad accumulare ben 34 nuove (almeno per lui) specie di pesci fossili, che le ringrazierà pubblicamente nel suo libro “Studies of fossil fish”.
Mary muore di cancro al seno a soli 48 anni dopo lunga malattia.
Come spesso è accaduto in passato, nonostante questa donna incredibile abbia contribuito a dar forma alla storia della geologia, la comunità scientifica le è rimasta ostile fino all’inizio del Novecento. Nella società del tempo non c’è posto per le donne intellettuali: per troppi uomini, le donne sono frivole e non possiedono il rigore intellettuale necessario per poter sostenere discussioni scientifiche o lavorare sul campo, nonostante le chiare evidenze del contrario. La Royal Society, per esempio, ha impedito a Mary di entrare durante una sua visita a Londra e non ha ammesso le donne fino al 1945 (le prime furono Marjory Stephenson, un biochimica, e Kathleen Lonsdale, una cristallografa).
Nel 2010, proprio la Royal Society, in occasione del suo 350° anniversario, ha finalmente incluso Mary Anning nella lista dei “Local Heroes”, in riconoscimento al suo contributo alla scienza.
Questo, e molto altro, è stata Mary Anning: una donna che non si è mai arresa anche quando ha visto calpestare la sua dignità e la sua intelligenza. La storia di questa scienziata, perché di questo si tratta, merita di essere conosciuta e raccontata anche ai nostri studenti. La scienza è fatta di storie incredibili e di eroi che hanno cambiato in molti modi la nostra esistenza. Credo che narrare queste storie sia un grande stimolo per i nostri ragazzi: possiamo aiutarli a immedesimarsi (Chi era veramente? Cosa provava? Com’era essere lì?) per “re-suscitare” la loro curiosità, la voglia di sapere.
A Lyme Regis tutto parla di Mary Anning ed è proprio lì che sono andata a cercarla l’estate scorsa. In questo delizioso paese sulla Jurassic Coast, perfino i lampioni delle strade hanno la forma di un’ammonite, il fossile più facile da trovare da queste parti.
Per qualche giorno la mia famiglia ed io, ci siamo trasformati in “fossil hunter” e, armati di martello, abbiamo passeggiato sulle spiagge che dal famoso Cobb portano verso la Monmouth Beach o in direzione opposta verso Charmouth.
A Lyme Regis tutti possono facilmente trovare e raccogliere fossili seguendo le orme di Mary Anning: ammoniti, crinoidi, belemniti… Anch’io ho cercato il mio prezioso tesoro e mentre passeggiavo con gli occhi fissi su sabbia e scogli, spaccando pietre con il mio martello, il cuore mi batteva forte per l’emozione e per un magico momento, ne sono sicura, abbiamo camminato insieme nel silenzio, Mary ed io.
Per approfondire:
- Shelley Emling, The Fossil Hunter, Macmillan (2009)
- Biografia di Mary Anning
- Ittiosauri
- Lyme Regis Museum
Attività che si possono fare in classe:
- “È o non è un fossile?”
- “Come posso diventare un fossile?”
- “Riporta alla luce il dinosauro”
Lyme Regis Fossil Festival










9 Novembre 2011
Bellissimo questo post!!!!!!!!!!!!!!!!!
Credo che comprerò il libro.
9 Novembre 2011
grazie, sto appunto lavorando con un gruppo di insegnanti per progettare Unità di Apprendimento per competenze e questi stimoli mi paiono proprio adeguati.
10 Novembre 2011
Grazie a te! Mi piacerebbe tanto saperne di più sul vostro lavoro. Credo che in questo momento ci siano molti insegnanti che avrebbero bisogno di un confronto concreto sul tema su cui state lavorando. Per cui…teniamoci in contatto!
10 Novembre 2011
Grazie! Sono certa che ti piacerà. Questo libro è davvero bellissimo!
10 Novembre 2011
Un aggiornamento via Web come il suo, restituisce entusiasmo e voglia di cimentarsi in queste nuove metodologie didattiche!
10 Novembre 2011
Innanzitutto cara Maria Lucia diamoci del tu perchè tra colleghe funziona così. Ti ringrazio moltissimo per l’apprezzamento e per l’entusiasmo! Se hai idee, quesiti o interessi particolari fammi sapere così magari potremo parlarle insieme attraverso il blog!
4 Dicembre 2011
Carissima Barbara,
solo ora riesco a trovare il tempo per leggerti. Devo dire che ho trovato moooolto interessante quanto stai elaborando e trasformando in stimoli che proponi ai colleghi. Spero tu sia letta quanto meriti, a tutto vantaggio di coloro che sapranno fermarsi (e meditare) sul tuo blog, navigando tra le molteplici esperienze e spunti didattici ‘di nuova generazione’!
CONTINUA COSI’, la scuola dell’obbligo ha bisogno di una massiccia invasione di… Barbare!!!
Con grande stima e con un pari incoraggiamento,
Corrado
13 Febbraio 2012
[...] credetemi. Il racconto della settimana scorsa su Charles Darwin e quello dello scorso novembre su Mary Anning vi avranno già fatto capire quanto ami le “storie”, ma mi rendo conto che non è sempre [...]
15 Febbraio 2012
[...] Mary ed io – L’ingrediente segreto (di Barbara Scapellato) [...]