Si forma, si deforma, si modella
“Ci troviamo catapultati sulla grande barriera corallina australiana. Immersi sott’acqua scendiamo lentamente il pendio della scogliera. All’improvviso il sacro fuoco della geologia s’impadronosce di noi…”
Questa settimana voglio segnalarvi un geo-libro fantastico Si forma, si deforma, si modella- Come il territorio si modifica attraverso il tempo geologico, scritto dal Prof. Corrado Venturini del Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico-Ambientali dell’Università di Bologna.
Questo è un libro che prende per mano il lettore e lo aiuta a comprendere l’evoluzione di un territorio nel corso della sua storia geologica attraverso chiare ed efficaci descrizioni e analisi dei numerosi segni lasciati dalle forze che agiscono, sia sulla superficie della crosta terrestre che in profondità, sgretolando, erodendo, smistando e accumulando, cementando, sospingendo, sollevando, piegando, affastellando, frammentando, e poi di nuovo sgretolando, erodendo… in un susseguirsi incessante e infinito di deposizioni, deformazioni e modellamenti.
Il libro si rivolge non solo a coloro che sono al primo approccio con le Scienze della Terra e che vogliono comprendere l’essenza e la ragione dei molti fenomeni che condizionano le modificazioni, grandi e piccole, del nostro pianeta, ma anche agli appassionati che spesso si domandano la ragione di molte delle caratteristiche presenti nel territorio e nell’ambiente.
Nella prima sezione del libro c’è, però, anche un capitolo dedicato agli insegnanti in cui viene utilizzata la struttura di un grande albero per presentare i principali argomenti del programma scolastico delle Scienze della Terra secondo un percorso didattico sequenziale che segue una logica di causa-effetto.
In questo albero della conoscenza geologica, il tronco rappresenta il concetto più significativo e unificante della Scienze della Terra, ossia la teoria della tettonica delle placche. Se il tronco è l’asse portante di un albero e da questo dipende la stabilità e il corretto equilibrio della pianta, la teoria della tettonica delle placche dovrebbe occupare un posto privilegiato perché propedeutico a quasi tutti i contenuti del corso di Scienze della Terra che proprio da questa teoria e in questa teoria trovano la propria ragione di esistere e manifestarsi.
L’immagine dell’albero aiuta a comprendere bene il percorso proposto: come un albero deve la sua crescita e il suo sviluppo alle proprie radici, invisibili ma indispensabili, così la tettonica delle placche è funzione di meccanismi e processi che agiscono nelle profondità del pianeta.
Secondo il Prof. Venturini, la logica partenza di un corso di Scienze della Terra è, quindi, la teoria della tettonica delle placche, ma questa deve essere però preceduta dall’analisi e dalla descrizione di quelle che sono le radici dell’albero, ossia di ciò che riguarda l’interno della Terra (origine della Terra, composizione, chimismo, densità, temperature, magnetismo, discontinuità profonde…).
Dalla cinematica delle placche, derivano tutti i riflessi crostali ossia tutti i fenomeni geologici che producono le evidenze visibili nella crosta, percepibili osservando mari, coste, pianure e montagne.
Anticipare la trattazione della teoria della tettonica delle placche, “tradizionalmente” collocata verso la fine del percorso didattico, consentirà di comprendere meglio quelli che sono i rami principali che si staccano dal tronco, ossia tre grandi insiemi di effetti che il Prof. Venturini chiama si forma, si deforma, si modella.
Nell’ambito del si forma si possono trattate le rocce magmatiche, ma anche i processi genetici che stanno alla base dei vari tipi di rocce sedimentarie (sedimentazione e diagenesi) come pure elementi di stratigrafia e di paleontologia.
Il passo successivo sarà la trattazione del si deforma, in cui si inquadreranno quelli che sono i destini di tutte le successioni rocciose. In questo “contenitore” confluiranno anche gli elementi che causano la deformazione di una catena orogenetica, i terremoti e i prodotti del metamorfismo regionale.
Il si modella conterrà, invece, tutti gli effetti dovuti alle alterazioni chimiche e fisiche, alle esarazioni glaciali e alle erosioni fluviali.
All’interno di questi tre “contenitori” possiamo quindi ritrovare ogni causa ed effetto presente in natura nell’ambito delle Scienze della Terra.
La cosa importante, come sottolinea il Prof. Venturini, è la circolarità della sequenza dei tre insiemi: dal si modella partono i presupposti per il successivo si forma e il ciclo ricomincia senza soluzione di continuità.
Ma il paragone tra l’organizzazione gerarchica di un corso di Scienze della Terra e un albero offre ancora spunti per altri due temi fondamentali: risorse (l’albero produce frutti, legname…) e rischi (un ramo si può spezzare e può colpire un passante).
Il tema dei rischi e quello delle risorse hanno una sempre maggior rilevanza in termini sociali e come tali devono avere un ruolo anche all’interno di un percorso formativo di Scienze della Terra.
La trattazione di rischi e risorse potrebbe essere distribuita all’interno dei tre insiemi (si forma, si deforma, si modella) nel momento più opportuno ed efficace. Ad esempio, il rischio vulcanico e quello idrogeologico (alluvioni) nel si forma; quello sismico a seguito della trattazione dei terremoti nel si deforma e ancora il rischio idrogeologico (frane) nel si modella.
Se proviamo a riflettere e confrontiamo questo approccio alle Scienze della Terra con quello più “tradizionale”, di fatto corretto e sostanzialmente logico, in cui si comincia con minerali e rocce, si tratta l’alterazione chimica e fisica, si analizzano le caratteristiche di base della crosta e solo in un secondo tempo si cominciano a prendere in considerazione i grandi temi globali, non ci dovrebbe stupire affatto che i ragazzi si annoiano quando devono studiare le Scienze della Terra.
Se ci limitiamo a seguire la sequenza logica dei contenuti, questa disciplina continuerà ad essere percepita come nozionistica, arida, priva di stimoli e poco rilevante per la vita oltre la scuola.
Certo non è per niente facile allontanarsi dai rassicuranti binari della didattica tradizionale, soprattutto quando, come me ad esempio, hai una laurea in Biologia e il tuo background geologico te lo sei costruito principalmente sui libri e non sul campo.
Quando, però, ho cominciato la lettura di questo libro mi sono davvero entusiasmata perché vi ho trovato proprio quella visione d’insieme che nessun libro di testo è mai riuscito a darmi. Tu leggi e ti senti proprio lì, davanti a paesaggi spettacolari, in una sorta di viaggio nel tempo con al tuo fianco una guida straordinaria che ti racconta la storia meravigliosa del nostro pianeta e ti insegna a leggere “tra le righe” di strati e pieghe.
Il libro del Prof. Venturini è quindi uno strumento davvero prezioso perché con esempi concreti e un linguaggio incredibilmente chiaro riesce a spiegare tutto ciò che avreste voluto sapere sulla geologia (ma non avete mai osato chiedere) ma, soprattutto, vi tramette il sacro fuoco della geologia che sicuramente possiede.
Per saperne di più:
Venturini, C., 2010 – Si forma, si deforma, si modella. Come il territorio si modifica attraverso il tempo geologico. Comunità Montana Carnica – Geoworld Ed., 192 pp., Arti grafiche friulane, Udine.








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