Charles Darwin
Sono nato a Shrewsbury (Inghilterra) il 12 febbraio 1809. Credo che mio padre e i miei maestri mi giudicassero un ragazzo mediocre, un po’ al di sotto del livello intellettuale medio. Mio padre mi disse una volta con mia profonda mortificazione: “Non fai altro che andare a caccia, occuparti di cani e catturare i topi, e sarai perciò una disgrazia per te stesso e per la tua famiglia!”
Charles Darwin, Autobiografia, Einaudi, pag.3 e 10
Sì lo so. Ormai è stato detto e scritto tutto ma voglio comunque fare un mio piccolo tributo ad uno degli uomini che hanno saputo ispirarmi di più nella vita.
Il Charles Darwin che emerge dai libri di scuola per i ragazzi è spesso noioso, distante, uno dei tanti personaggi da studiare, “quello del collo delle giraffe” per intenderci. Ogni anno di questi tempi mi piace fermare tutto e raccontare agli studenti la storia di un “ragazzo” che ha cambiato per sempre la visione del mondo naturale.
Come vi già detto, in questo momento sono in congedo per via del dottorato e questo è uno dei momenti in cui i ragazzi mi mancano di più. I miei studenti hanno sempre accettato e capito le mie passioni (ancora adesso qualcuno che ormai è all’università ogni tanto mi scrive perché vede o legge qualcosa che riguarda Darwin e me lo segnala come segno di un affetto che ancora ci lega e questo mi commuove sempre). Io, di solito, mi limito a prestare a Charles la mia voce e lascio che si racconti da sé attraverso le pagine dei suoi scritti. Questo, anche oggi, è ciò che voglio fare.
Charles era un giovane di buona famiglia apparentemente svogliato e non particolarmente dotato che non sembrava destinato a un futuro brillante.
Mio padre diceva che le persone dotate di notevole intelligenza conservano memoria di fatti avvenuti in periodi molto precoci della loro vita. Questo non è il caso mio, perché i miei primi ricordi risalgono solamente a quando avevo quattro anni e alcuni mesi, cioè al tempo in cui andai con la famiglia nei pressi di Abergele per i bagni di mare; di quella vacanza rammento alcuni luoghi e fatti con una certa chiarezza (pag. 3).
Rimase orfano di madre quando aveva da poco compiuto otto anni e uno dei suoi crucci era il fatto che non aveva suoi ricordi, se non sul letto di morte, probabilmente a causa del fatto che le sue sorelle, chiuse nel loro grande dolore, non sono mai state capaci di parlare di lei e neanche di pronunciare il suo nome (pag.4).
Quando Charles cominciò a frequentare la scuola, all’età di otto anni, il suo interesse per la storia naturale e il suo desiderio di fare collezioni era già ben sviluppato.
Tentavo di trovare il nome delle piante e facevo raccolta di ogni sorta di oggetti: conchiglie, sigilli, bolli, monete e minerali (pag.4).
Il giovane Charles a scuola si annoiava moltissimo.
Niente è stato più sfavorevole allo sviluppo della mia mente quanto la scuola del dottor Butler che era esclusivamente a indirizzo classico (pag.9). Si dava molta importanza alla ripetizione a memoria della lezione del giorno, cosa per me molto facile perché ero capace di imparare a memoria quaranta o cinquanta versi di Virgilio o di Omero, mentre stavo in cappella la mattina. Ma l’esercizio era completamente inutile, perché dopo quarantotto ore avevo dimenticato ogni cosa(pag.10).
All’età di sedici anni poiché non andavo bene a scuola mio padre saggiamente me la fece abbandonare un po’ prima dell’età abituale e mi mandò insieme a mio fratello all’Università di Edimburgo, dove rimasi per due anni (pag.27) (per studiare medicina e diventare medico come suo padre). Ben presto mi convinsi che mio padre mi avrebbe lasciato un patrimonio sufficiente per vivere con una certa comodità; e a quel tempo tale convinzione fu sufficiente ad arrestare il mio migliore impegno di studiare medicina (pag.28).
I corsi, quindi, non lo interessavano e addirittura lo nauseavano.
“Ebbi anche l’occasione di assistere a due gravi operazioni nell’aula dell’ospedale di Edimburgo, una della quali sopra ad un bambino. L’impressione fu così forte che fuggii prima della fine e non tornai più, né ci sarei tornato per nessuna ragione al mondo: basti pensare che questo accadeva molto prima della benedetta scoperta del cloroformio. Il ricordo di questi due casi mi ossessionò per lungo tempo (pag.29).”
Nonostante Charles non prendesse molto sul serio i suoi studi di medicina, continuò a investigare la natura e ad ampliare le sue collezioni. Leggeva molto, imparò a dissezionare gli organismi, imbalsamò uccelli e presentò resoconti alla società scientifica locale. Anni dopo, queste abilità gli permisero di raccogliere prove per un’idea rivoluzionaria e di riferirle al mondo.
Dopo due anni divenne chiaro che Charles non sarebbe mai diventato un medico, così suo padre gli suggerì di trasferirsi all’Università di Cambridge. Lì avrebbe ricevuto una buona educazione generale che lo avrebbe preparato a diventare un ministro nella Chiesa Anglicana.
Charles seguì il suo consiglio. L’idea di diventare un prete di campagna e avere così il tempo di coltivare il suo interesse per la natura in fondo gli piaceva.
Quando ebbi trascorso due sessioni a Edimburgo, mio padre capì, o seppe dalle mie sorelle, che non gradivo l’idea di diventare medico e pensò di farmi pastore evangelico. Il pensiero ch’io diventassi un ozioso, interessato solo a qualche sport, come allora sembrava probabile, lo preoccupava giustamente. Chiesi tempo per pensare… poiché allora non avevo il minimo dubbio sulla verità assoluta e letterale di ogni parola della Bibbia, mi convinsi ben presto che il nostro credo poteva essere accettato senza riserve (pag. 38).
Nei tre anni passati a Cambridge portò a termine gli studi abbastanza bene, ma passò la maggior parte del suo tempo all’aperto e a raccogliere insetti.
Ma a Cambridge nessuna occupazione m’interessò tanto e mi dette tanto piacere quanto la raccolta degli insetti…Ecco una prova del mio zelo: un giorno (nel 1828) strappando una vecchia corteccia d’albero vidi due coleotteri rari e li presi, uno in una mano, l’altro nell’altra; poi alla vista di un terzo, di un tipo nuovo, che non volevo perdere, mi misi in bocca quello che tenevo nella mano destra. Ma, ahimè, l’insetto (probabilmente un coleottero bombardiere) emise un fluido intensamente acre, che faceva bruciare la lingua, così fui costretto a sputarlo e lo persi, come avvenne anche col terzo (pag.43-44).
Grazie alla sua passione per la natura, Charles divenne amico di molti biologi e geologi professori a Cambridge e si unì spesso a loro in passeggiate ed escursioni. Lesse anche libri su viaggi di esplorazione. Durante questo periodo, sviluppò un bruciante desiderio di esplorare il mondo e fare importanti scoperte.
Tra coloro che riconobbero e apprezzarono la curiosità di Darwin e la sua conoscenza del mondo naturale vi fu il professore di botanica John Henslow.
Ad eccezione di alcune conferenze di Sedgwick, professore di geologia, che ascoltò nel 1831, le lezioni di Henslow costituirono, infatti, l’unico addestramento formale alla scienza ricevuto a Cambridge (pag. 41). Facevano insieme lunghe passeggiate quasi tutti i giorni, tanto che gli istitutori dei College cominciarono a chiamarlo “l’uomo che passeggia con Henslow” (pag. 46).
Questo insegnante avrebbe avuto presto un ruolo molto importante nella vita di Charles.
Terminati gli studi a Cambridge e ritornato a casa, Darwin ricevette una lettera che cambiò la sua vita.
Ritornato a casa (…) trovai una lettera di Henslow, il quale mi diceva che il capitano Fitz-Roy era disposto a dividere la sua cabina con un giovane che desiderasse seguire come naturalista, senza percepire stipendio, il viaggio del Beagle” (pag.53).
Charles avrebbe dovuto essere, quindi, il naturalista di bordo e un compagno per il capitano Robert Fitz Roy. Il capitano aveva bisogno di un compagno di viaggio civile perché non gli era concesso familiarizzare con i marinai sotto il suo comando.
Charles voleva accettare l’invito ma inizialmente rifiutò perché il padre si oppose.
Ebbi subito un gran desiderio di accettare l’offerta, ma mio padre vi si oppose energicamente, aggiungendo però per mia fortuna: “ Se riuscirai a trovare un uomo assennato (any man of common sense) che ti consigli di andare, allora avrai il mio consenso”. Quella sera stessa rifiutai l’offerta (pag.53).
Suo padre aveva parecchi motivi per non volere che Charles partisse per un viaggio di due anni a bordo del Beagle. I marinai chiamavano le navi come il Beagle “casse da morto galleggianti” perchè spesso, col mare grosso, affondavano. Inoltre le coperte del Beagle erano marce e dovevano essere ricostruite. Tuttavia, il motivo principale per cui il padre si opponeva era che riteneva il viaggio una perdita di tempo che non avrebbe contribuito alla carriera del figlio. Per fortuna, grazie all’intervento di un “uomo assennato”, lo zio Josiah Wegdwood, il padre cedette e Charles fu libero di partire.
Sebbene Charles non lo sapesse quando salpò a bordo del Beagle, le sue osservazioni e le sue spiegazioni date a quelle osservazioni avrebbero cambiato per sempre la comprensione del mondo naturale.
Il viaggio sul Beagle è stato di gran lunga l’avvenimento più importante della mia vita e quello che ha determinato tutta la mia carriera(pag. 58).
Charles si definì sempre principalmente un geologo.
Debbo dire a questo proposito che l’osservazione diretta della geologia di tutti i luoghi che visitammo fu per me l’esperienza più importante, perché entrava in gioco il ragionamento. A prima vista, quando si osserva una zona nuova, il caos delle rocce sembra escludere ogni possibile interpretazione, ma se si considerano la stratificazione e la natura delle rocce e dei fossili provenienti da diversi punti, sempre ragionando e cercando di prevedere quali potrebbero essere le condizioni in un altro punto, ben presto la situazione si chiarisce e la struttura di tutta la zona diventa più o meno comprensibile (pag.58).
Charles aveva portato con sé il primo volume dei Principi di geologia di Lyell che studiò con cura e che gli fu utilissimo mentre lavorava per comprendere la geologia del Sud America.
Il Beagle salpò dall’Inghilterra il 27 dicembre 1831 quando Charles aveva solo 22 anni. Ritornò cinque anni dopo, invece dei due anni programmati, nell’ottobre del 1836.
Non solo il viaggio fu molto lungo, ma per di più Darwin soffrì tutto il tempo di mal di mare.
La sua cabina era molto piccola e aveva pochissimo spazio per i suoi averi e i suoi strumenti.
Charles e il Capitano Fitz-Roy andavano abbastanza d’accordo anche se spesso discutevano sulla religione e le pratiche sociali come la schiavitù, a cui Darwin era contrario.
A questo punto sono costretta a interrompere questo lungo racconto anche perché quello che accadde durante il viaggio del Beagle e al suo ritorno lo conoscete già. Ma se vi interessa conoscere maggiormente l’uomo Charles Darwin è importante anche saperne di più sulla parte della vita di Darwin che si svolse nel paesino di Down nel Kent.
Qui, nella meravigliosa Down House che ho avuto la fortuna di visitare l’estate scorsa, Charles si trasferì con l’amata moglie Emma Wedgwood, in attesa del terzo figlio, e vi rimase per quarant’anni. Qui crebbero anche i suoi figli, tra cui la piccola Annie, forse la più amata, che vi morì all’età di dieci anni.
Per conoscere meglio questi anni, vi consiglio un libro e un film incredibilmente coinvolgenti.
Il film in questione è “Creation”, del 2009, diretto da Jon Amiel, interpretato da Paul Bettany e Jennifer Connelly. Questo film struggente è basato sulla meravigliosa biografia scritta da Randal Keynes, un pro-pronipote di Darwin, “Annie’s box”, tradotto in italiano da Aldo Serafini per Einaudi in “Casa Darwin. Il male, il bene e l’evoluzione dell’uomo”.
L’astuccio di Annie- di Randal Keynes
Ci sono perline di vetro incollate su un nastro giallo all’interno dell’astuccio. C’è dell’inchiostro secco sulla punta delle penne d’oca, e la ceralacca è stata sciolta alla fiamma di una candela. Sul nastro e sulle penne è posato un foglio di carta con una folta ciocca di bei capelli castani, sul quale è scritto <<23 aprile 1851>>. E su un foglio strappato a un taccuino è disegnata la mappa di un cimitero:<<Tomba di Annie Darwin a Malvern>> (pag.5).
C’è un’idea di fondo in questa mia narrazione: la vita e la scienza furono, in Charles, una cosa sola. Lavorando nella sua abitazione a cose che poteva studiare in privato, trascorrendo ogni giornata insieme alla moglie, ai figli e ai domestici, vivendo in un’epoca nella quale scienza era sinonimo di intelligenza e comprensione nel senso più ampio della parola, e occupandosi di problemi che toccavano direttamente le questioni più profonde di ciò che è umano, riusciva a non separare le sue riflessioni sul mondo naturale dai suoi sentimenti e dalle idee che avevano importanza per lui negli altri momenti della vita. Questo libro esplora le vicende che si intrecciano intorno a Annie e al suo ricordo (pag.6).
Infine, mi unisco alle segnalazioni di Maurizio Casiraghi nel suo ultimo post a proposito della settimana degli Evolution Day (le iniziative legate agli studi evoluzionistici e che si tengono a cavallo con la data di nascita di Charles Darwin, il 12 febbraio) per segnalare anche il Darwin Day presso il Museo Paleoantropologico di San Daniele Po – La pianura di Neanderthal, sabato 11 febbraio e la proiezione proprio del film Creation nella rassegna “I lunedì dopo cena” presso la Biblioteca Comunale di San Daniele Po (CR) lunedì 13 febbraio.
Per saperne di più:
- Darwin Correspondence Project (oltre 7000 lettere della corrispondenza di Darwin)
- Il lavoro completo di Charles Darwin online














13 Febbraio 2012
[...] In realtà è solo sopito. Esiste ancora, credetemi. Il racconto della settimana scorsa su Charles Darwin e quello dello scorso novembre su Mary Anning vi avranno già fatto capire quanto ami le [...]