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Allenare la memoria

Allenare la memoria

24 Apr. 2012 | categoria Biologia | Nessun commento

La memoria è un essere capriccioso e bizzarro, paragonabile a una giovane ragazza: ora rifiuta in modo del tutto inaspettato ciò che ha dato cento volte, e poi, quando non ci si pensa più, ce lo porta da sé.
Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, 1851

Sempre più spesso, ahimè, mi capita di cercare di ricordare alcune cose, nomi in particolare, e non c’è verso di farmele venire in mente. Poi, non appena comincio a pensare ad altro ecco che all’improvviso la memoria torna a funzionare e ciò che avevo sulla punta della lingua e proprio non riuscivo a ricordare “riappare” chiaro e nitido come sempre.
Il cervello, si sa, è proprio un bel mistero e proprio quando pensiamo di aver cominciato finalmente a capire come funziona, ecco che ci sorprende ancora una volta con la sua incredibile complessità.

Nel numero di aprile di Linx Magazine c’è un interessante articolo di Valentina DaelliL’altra faccia del cervello” in cui l’autrice ci spiega che le conoscenze che abbiamo sul cervello e il suo funzionamento sono in continuo divenire. Ad esempio,  le cellule della glia non svolgono solo un ruolo di assistenti per neuroni (come abbiamo sempre pensato!), ma partecipano attivamente al “lavoro cerebrale”.

La complessità del funzionamento del nostro cervello continua quindi  a sorprenderci.

Fino a poco tempo fa si pensava che il funzionamento delle sinapsi, da cui dipendono tutte le nostre funzioni cognitive, dipendesse a sua volta esclusivamente dai neuroni. Oggi invece sappiamo che abbiamo un sistema di comunicazione nel quale classi differenti di cellule (astrociti compresi) si influenzano in modo reciproco.

Tutto ciò vale anche per la memoria. E’ noto che questa funzione dipenda da variazioni nelle connessioni sinaptiche di alcune regioni del cervello tra cui l’ippocampo. In base agli stimoli ricevuti, alcune connessioni si rafforzano e altre si indeboliscono: la notizia “rivoluzionaria” è che a coordinare tutto questo meccanismo non sono solo i neuroni ma anche gli astrociti.

La memoria, naturalmente, non serve solo a ricordare informazioni ma è essenziale anche per apprendere: ci aiuta a immagazzinare e a recuperare (nel mio caso non sempre a velocità costante!) le informazioni delle esperienze precedenti.

Il sistema limbico, insieme ad altre parti del cervello, è coinvolto nella memoria: comprende parti del talamo e dell’ipotalamo, porzioni di corteccia cerebrale, l’amigdala e l’ippocampo. L’amigdala è coinvolta nel riconoscimento del contenuto emotivo delle espressioni facciali e nella memorizzazione delle emozioni (in qualche modo classifica le informazioni da ricordare che riceve collegandole ad una emozione o ad un evento particolare).  L’ippocampo, invece, è coinvolto nella formazione dei ricordi come pure nella loro rievocazione.

Esistono vari tipi di memoria.

La memoria a breve termine è, appunto, di breve durata, di solito pochi minuti: è quella che ci permette di memorizzare un numero di telefono o il nome di una persona subito dopo averli visti. Ciò che abbiamo appreso può essere poi fissato nella memoria a lungo termine.

Quando si parla di memoria a lungo termine, di solito, ci riferiamo a fatti ed eventi (memoria dichiarativa) del tipo: cosa hai fatto sabato sera? Qual è la capitale dell’Australia? Qual è il numero di telefono del tuo migliore amico?
In realtà c’è anche un altro tipo di memoria, per lo più inconscia (memoria non dichiarativa o procedurale),che è altrettanto importante. È  quella che riguarda l’imparare “a fare qualcosa” come camminare, andare in bicicletta o allacciarsi le scarpe.

La propriocezione è la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, anche senza il supporto della vista. È un senso speciale che dice al cervello qual è la posizione delle varie parti del corpo.

Che cosa succede quando il messaggio visivo che il cervello riceve non è quello che si aspetta? Si possono imparare nuove regole e migliorare con la pratica?

Che ne dite di far valutare  ai nostri studenti il loro apprendimento sensomotorio facendo quello che i ricercatori chiamano test del disegno allo specchio?

L’azione del disegnare è un tipo di apprendimento che riguarda principalmente il movimento muscolare ma è anche sotto il controllo degli organi di senso.
Il test consiste nel seguire con la matita il tracciato del disegno di una stella mentre si osserva la propria mano che disegna riflessa in uno specchio.

Per ogni studente, servono 30 copie del disegno di una stella (allegato), una copia in più del disegno della stella per fare pratica senza lo specchio, uno specchio, un cartoncino rigido abbastanza grande da coprire la visuale della  mano mentre disegna, una matita, un cronometro e del nastro adesivo per tenere fermo il foglio di carta mentre si disegna. Si avrà anche bisogno di spazio sufficiente per poter appoggiare il gomito mentre si disegna.
Per eseguire questo test bisogna far fare 10 disegni al giorno per tre giorni consecutivi.  È importante che si completino tutti e 30 i disegni in tre giorni. Assicurarsi, quindi, che gli studenti disegnino ogni giorno e non eseguano disegni che non considereranno perché questo potrebbe invalidare i risultati.

E ora…disegnare!
1.    Prima si cominciare l’attività, far fare una prova su un foglio in più disegnando la stella SENZA usare lo specchio. Far scorrere la matita lungo il tracciato sia in senso orario che antiorario per decidere in quale senso risulta più facile (per esempio, i mancini di solito preferiscono il senso orario) e usare sempre lo stesso verso per tutti i disegni del test.
2.    Far decidere liberamente come disporre lo specchio e il cartoncino ma ricordare che lo specchio deve essere disposto in modo da permettere di vedere l’immagine riflessa della mano che disegna la stella nel tracciato, mentre il cartoncino serve per  bloccare la visuale impedendo di vedere direttamente la mano mentre disegna. Se lo specchio non ha un supporto si potrebbe, ad esempio, appoggiarlo ad una pila di libri in modo da farlo stare eretto e poter tenere il cartoncino sotto il mento con l’altra mano, o disporre il tavolo vicino ad uno specchio appeso ad una parete o  farsi aiutare da qualcuno. Non guardare mai la mano mentre si disegna. NON imbrogliare!
3.    Con del nastro adesivo fissare sempre al tavolo il foglio in modo che non si sposti durante il test.
4.    Su ogni foglio, indicare il numero del giorno della prova (1-3) e il numero del foglio della prova (1-10).
5.    Controllare e annotare il tempo che si impiega a completare il disegno.
6.    Per cominciare, posizionare la matita sul punto d’inizio segnato con una S. Si può guardare il foglio solo quando si fa questa operazione!
7.    Far partire il cronometro e tracciare il disegno della stella cercando di rimanere all’interno delle due linee SENZA mai sollevare la matita dal foglio in modo da ottenere una linea continua.
8.    Se mentre si disegna si esce dal tracciato, senza interrompere il disegno, tornare dentro le due linee del disegno dal punto in cui si è usciti. NON ricominciare e NON sollevare mai la matita dal foglio.
9.    Si potrà fermare il cronometro quando si arriverà nuovamente al punto d’inizio sulla lettera S. Registrare sul foglio il tempo impiegato.
10.    Quanto avranno terminato, assegnare un punteggio al disegno secondo le seguenti regole:
-    contare il numero di volte che si è toccata una delle linee della stella con la matita e contarlo come un errore;
-    ogni volta che si è usciti da una delle linee contare errore doppio, uno per ogni volta che si è usciti e un altro per ogni volta che si è rientrati;
-    se c’è un’interruzione nella linea contarla errore;
-    quando si è incerti nel valutare contarlo errore. Non scoraggiarsi, è una cosa difficile da fare!
Calcolare il totale degli errori per ogni prova. Nella  prima prova probabilmente si avrà un numero di errori più alto e ci vorrà più tempo per completarla. A mano a mano che il cervello imparerà il compito diventerà sempre più facile farlo.
11.    Far riposare la mano tra una prova e l’altra.
12.    Ripetere la procedura finché saranno stati eseguiti 10 disegni al giorno per tre giorni consecutivi per un totale di 30 disegni.

Riportare i  risultati
Per confrontare i  risultati degli studenti, riportarli così, ad esempio:
Giorno 1, numero di errori: 40, 32, 25, 20, 15, 18, 15, 12, 10, 9
Giorno 1, tempo in secondi: 330, 260, 250, 260, 190,190, 200, 160, 130, 100.
E così via anche per gli altri due giorni. I risultati vanno indicati in ordine cronologico. Nell’esempio, nella prima prova del primo giorno, ad esempio, per completare il test uno studente ha fatto 40 errori e ha impiegato 5 minuti e 30 secondi, o 330 secondi, nella seconda prova 32 errori impiegando 4 minuti e 20 secondi, o 260 secondi, e così via…

Allora…com’è andata?
Per saperne di più:

- L’ attività è una rielaborazione della versione originale dell’HHMI (Howard Hughes Medical Institute)

- Modello della Stella

- Meccanismo molecolare della funzione sinaptica (video)

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