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Genetica mendeliana

Harry Potter e l’allele recessivo

21 Dic. 2011 | categoria Didattica, Genetica | Leggi tutto | Nessun commento

Harry aveva un viso sottile, ginocchia nodose, capelli neri e occhi verde chiaro.” (Cap. 2 Harry Potter e la pietra filosofale, pag.24)

Pallido, il viso a punta e i capelli di un biondo quasi bianco, Draco somigliava moltissimo a suo padre. Anche sua madre era bionda, alta e sottile e sarebbe stata carina se non avesse avuto l’aria di chi ha una gran puzza sotto il naso.” (Cap.8, Harry Potter il calice di fuoco pag. 91)

Tutti i Weasley hanno i capelli rossi, lentiggini e più figli di quelli che si possono permettere.” (Cap 6. Harry Potter e la pietra filosofale pag.106)

Hagrid “era alto circa due volte un uomo normale e almeno cinque volte più grosso…aveva un aspetto terribilmente selvaggio: lunghe ciocche di ispidi capelli neri e una folta barba gli nascondevano gran parte del volto; ogni mano era grande come il coperchio di un bidone dei rifiuti e I piedi che calzavano stivali di cuoio, sembravano due piccoli delfini.” (Cap.1 Harry Potter e la pietra filosofale pag. 18)

Come ben sapete, Internet  può essere una fonte inesauribile di spunti interessanti. Qualche tempo fa, infatti, gironzolando nella rete a caccia di idee nuove per coinvolgere i miei studenti nello studio della genetica sono incappata in una lettera pubblicata su NATURE (Nature 436, 776; 11 agosto 2005) intitolata “Harry Potter e l’allele recessivo” in cui tre ricercatori australiani (J.M. Craig, R. Dow e MA Aitken) sostenevano che ogni giorno siamo bombardati da notizie su nuove scoperte genetiche ma che le persone, senza una formale conoscenza sull’ereditarietà e la genetica possono avere difficoltà nel decifrare e applicare queste informazioni.

Secondo i ricercatori l’educazione scolastica potrebbe costituire un valido aiuto in tal senso e lezioni di successo per gli studenti potrebbero essere realizzate usando analogie per loro interessanti e coinvolgenti.

La maggior parte degli studenti conosce molto bene le storie della scrittrice J.K.Rowling sul giovane mago Harry Potter. Queste storie sono ambientate in un mondo come il nostro ma sono popolate da una minoranza di persone con poteri sovrannaturali (i maghi e le streghe) e una maggioranza di persone che non li hanno (i babbani). Secondo Craig, Dow e Aitken è possibile spiegare i concetti della genetica mendeliana utilizzando proprio questi personaggi.

Non mi vergogno a dirlo ma io ho letto tutti i libri di Harry Potter (ben sette!) e non mi sono persa neanche un film per cui…non mi sembrava vero avere un incoraggiamento così autorevole per poter utilizzare questi personaggi nelle mie lezioni.
Proviamo allora a riflettere insieme sulla questione.
I maghi e le streghe possono essere figli di un mago e una strega, di due babbani o di genitori misti.
Questo suggerisce che la capacità di fare incantesimi sia ereditata in modo mendeliano, con l’allele per la magia (m) recessivo rispetto all’allele babbano (M).

Quindi, immaginando che le cose stiano così, tutti i maghi e le streghe necessariamente hanno due copie dell’allele per la magia (mm).
Gli amici di Harry Potter, Ron Weasley e Neville Paciock e il suo arci nemico Draco Malfoy sono maghi “purosangue”: mm con antenati mm.
Il loro compagno di classe Seamus Finnigan è, invece, un mago mezzosangue, ossia il figlio di una strega e  di un babbano (un genitore mm e uno Mm).
Hermione Granger è anche lei una mezzosangue ma è nata da due genitori babbani (entrambi Mm).
Harry Potter, anche se  è figlio di un mago e di una strega, non è considerato un purosangue perché sua madre discende da una famiglia di babbani.

Se diamo un’occhiata più da vicino ai personaggi scopriamo che possiamo trovare anche esempi di dominanza incompleta (Neville Paciock, ad esempio,  pur essendo un purosangue ha scarse abilità di mago; Hagrid è invece figlio di un mago e di una gigantessa è la sua altezza è una media tra quelle del padre e della madre) ma anche casi di possibili mutazioni o paternità incerta (Argus Gazza, il guardiano, è un Magonò, ossia qualcuno che è nato in una famiglia di maghi ma che non è capace di usare la magia (esattamente l’opposto dei maghi nati da genitori babbani) quindi o ha subito una mutazione  e i suoi poteri magici non funzionano o il suo vero padre è un altro e sua madre ha  avuto una relazione con un babbano).
Insomma… gli spunti possono essere davvero molti e le occasioni di riflessione non mancano.
I personaggi di Harry Potter possono quindi essere usati come gancio per coinvolgere attivamente nella discussione di concetti sull’ereditarietà e la genetica e il fatto gli studenti che si divertono mentre  lo fanno muove nuove idee e aiuta moltissimo quando spostiamo la riflessione sui contenuti realmente scientifici. Quindi…perché non provare?

Per cominciare:

- Harry Potter e l’allele recessivo (versione originale)

Per approfondire:

- Genetic traits in Harry Potter

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